VERONA,
CROCEVIA
D'EUROPA
Non solo per i suoi 6 milioni di presenze turistiche,
ma per tutta la sua economia, per la storia, come per la posizione geografica,
come per lo spirito imprenditoriale proprio di una terra di relazioni. La conferma
viene anche dalle cifre, non solo da quelle: quasi 6 mila miliardi di lire di
interscambio con l'estero, con leggera prevalenza di importazioni (automezzi
prevalentemente, ma anche materie prime) e con esportazioni che vanno dai
prodotti agricoli freschi e trasformati, alle calzature, dal vino (un quarto di tutti
i vini Doc esportati dall'Italia) al marmo, dall'abbigliamento alla carta-grafica.
Il tutto e' prodotto da oltre 50 mila
imprese, da 322 mila addetti, un record occupazionale che pur non nasconde
i problemi di chi ancora cerca lavoro divisi a meta' tra addetti ai settori
produttivi-industria, agricoltura e terziario, cioe' trasporti, commercio, turismo,
cultura, pubblica amministrazione, terziario avanzato (in rapida crescita) al
servizio delle imprese. Un grande equilibrio, insomma, si e' creato nella
valorizzazione delle risorse umane, imprenditoriali e lavorative, territoriali,
paesaggistiche, strategiche.
Una Verona, dunque, che si confronta con l'Europa
per proseguire nel suo ruolo di produttore, ma anche di "ponte" tra l'Italia ed il
continente. Un produttore che, al suo interno, ha numerosi imprenditori di tutta
Europa, pronti a cogliere i vantaggi strategici della posizione.
dell'avicoltura italiana, il 10% del settore dolciario (famoso il pandoro), il
secondo posto nell'esportazione di marmo (400 miliardi complessivamente),
terza nel fatturato calzaturiero, prima nel termomeccanico, tra le prime nella
produzione di carne bovina e suina come per carta e grafica e via di primato
in primato. Ma e' la proiezione Duemila che assicura ulteriore sviluppo. Una
proiezione pensata gia' nel dopoguerra. Lo conferma l'area
industriale-commerciale di Verona Sud, ormai su i 10 milioni di mq. (due volte
la citta' antica) con le sue 800 aziende, i suoi 20 mila addetti.
Come piu' di vent'anni fa Verona si
e' attrezzata culturalmente con la sua universita' dove prevalgono due facolta'
pilastro: economia e commercio e medicina-chirurgia. Ma questa e' storia,
mentre il presente e' altrettanto coraggioso. E' un presente fatto dall'aeroporto
Catullo, gia' a oltre 6 mila voli, 320 mila viaggiatori annui, destinato a
diventare un importante scalo di merci del Nord Italia. Fatto dal Quadrante
Europa (4 milioni di mq.) gia' a meta' occupato dalla Dogana, la seconda
d'Italia come attivita', tra quelle interne, dall'interporto con il grande terminale
delle ferrovie per i traffici intermondiali e con il suo centro direzionale, che
ospita tutti i servizi ai trasporti europei e il primo nucleo del futuro centro
dell'innovazione.
Perche' Verona non punta solo alla
produzione, ai servizi e alla sua funzione di nodo autostradale e ferroviario.
Guarda alla cultura, mira ad un nuovo modo di produrre. Ricerca, quindi, con il
prossimo centro per aziende innovative, con il grande centro europeo di
ricerca farmaceutica (avra' 500 addetti).
Senza dimenticare, pero', il ceppo
agricolo e il ruolo di polo dei traffici. Lo dimostrano i Magazzini generali (primi
in Europa a intallare i frigoriferi), prossimi al trasferimento al Quadrante, come
Mercato ortofrutticolo (10 aziende, 4 mila addetti, il 30% delle merci trattate
che va all'esportazione), come - al primo posto- la grande Fiera, che da
novant'anni collega produzioni agricole con mercato con le sue rassegne
sempre piu' specializzate. Una Fiera che, con il nuovo Agricenter (un centro
servizi per agganciare produzioni e produttori all'Europa) si appresta a nuovi
compiti, compresa la Borsa internazionale delle merci.
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