Come allenarsi alla leadership con la mindfulness

01 Set 2015 - - by Alberto Mariutto

Come allenarsi alla leadership con la mindfulness

01 Set 2015 - - by Alberto Mariutto
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Come ho già fatto in passato, oggi parlerò di mindfulness e leadership: due concetti che vanno sempre di più a braccetto. Traggo ispirazione dal blog di HubSpot, che mi ha attratto con un articolo dal titolo davvero seducente: “Zen and the Art of Mindful Leadership: 6 Skills to Develop“.

Leader si nasce o si diventa?
Probabilmente non è una domanda appropriata, perché la leadership può essere innata, ma va coltivata ed allenata.

Il concetto di leadership non è necessariamente legato alla posizione che una persona ricopre all’interno di una organizzazione, ma ad una serie di caratteristiche interiori che le appartengono o meno: forza mentale, intelligenza emotiva, consapevolezza di sé, capacità di guidare gli altri nella giusta direzione. Una persona può ricoprire un ruolo di responsabilità, ma non avere leadership. E viceversa.

Non è semplice, ricoprire ruoli di responsabilità. Come tutte le altre persone, ci si lascia distrarre facilmente, si è spesso troppo concentrati su se stessi, ci si lascia guidare nelle scelte quotidiane dagli effetti delle decisioni passate o dalle paure ed incertezze per il futuro. Ed è una criticità seria, perché con il proprio atteggiamento si plasma il proprio team: se si è stressati, confusionari e scortesi, non si potrà che contaminare i propri collaboratori con queste energie negative.

Essere dei veri leader significa possedere una serie di qualità. E non sono necessariamente innate. Molte di queste vengono senza dubbio rafforzate ed allenate attraverso la mindfulness. La chiave è imparare a gestire le proprie emozioni e la propria interiorità. Vediamo alcuni esempi.

  • I leader credono in se stessi e si prendono le proprie responsabilità, senza scaricarle sui membri del team o su circostanze esterne. Il vero leader non è quello che non sbaglia mai o che non subisce mai rimproveri, ma chi ha il coraggio delle proprio scelte, comunque esse vadano. Un leader che si mette sempre sulla difensiva non riuscirà ad ottenere il massimo dai propri collaboratori: preferiranno non avere problemi e non esporsi mai.
  • Il leader consapevole non reagisce agli eventi: è proattivo. Si chiede cosa fare per poter prevenire i problemi, oppure come risolverli. Sa di essere un agente di cambiamento all’interno dell’organizzazione.
  • Il leader è capace di adattarsi, è aperto al cambiamento e all’innovazione. La maggior parte delle situazioni con cui ha a che fare sono poco definite e non prevedono soluzioni predefinite. Molto spesso è chiamato a decidere sotto stress, quindi in situazioni non ottimali: in quei casi è facile farsi influenzare dalle sensazioni del momento, senza valutare oggettivamente le possibili alternative.
  • Il leader capisce le persone ed entra in empatia con esse. Crea per i propri collaboratori un ambiente in cui possano realizzarsi e sentirsi liberi di esprimere i propri talenti e la propria creatività. Si comporta con onestà e trasparenza davanti ai propri insuccessi, incoraggiando i collaboratori a condividere proprie insicurezze e carenze.

Come può la mindfulness rafforzare la leadership?

Essere “mindful”, cioè presenti e consapevoli a se stessi, significa saper riconoscere il proprio stato emotivo, comprendelo e – se dannoso per il proprio benessere – saperlo modificare. Molto spesso lo facciamo quando è ormai troppo tardi. Avere questa sensibilità significa saper riconoscere i segnali anche nelle altre persone. Aiutarle e creare per loro le situazioni migliori per il loro benessere. La mindfulness:

  • Insegna ad uscire da preconcetti e pensieri stereotipati e abitudinari. A non ragionare sempre allo stesso modo. A riconoscere i fattori di rischio e a individuare strade alternative.
  • Allena ad essere aperti a nuove esperienze, nuovi modi di fare le cose.
  • Apre la mente, stimola la curiosità, favorisce l’attenzione, aumenta l’empatia.
  • Aiuta a focalizzarsi sul presente, senza lasciarsi traviare da ansie future o insuccessi passati.

Un’area dove la mindfulness e le pratiche di meditazione si sono rivelate estremamente benefiche è il decision making. Fermarsi per un momento e riportare il proprio focus sugli obiettivi aiuta a prendere decisioni senza troppe influenze. Permette di capire con maggiore chiarezza la posta in gioco, cosa è importante (e cosa no), e cosa è necessario fare per mettersi sulla strada migliore.

Lavorare su se stessi, uscire dal mondo, per poi tornare in esso decisamente migliori.
Trasformare un cambiamento interiore in un plus anche nella quotidianità.

Non è un concetto straordinario?

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Alberto Mariutto

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