• Connecting dots, the Virn Experience

Connecting dots: da esperienza fisica ad esperienza fisica (attraverso il digitale)

23 Lug 2015 - Nessun commento - by Francesco Casale

Connecting dots: da esperienza fisica ad esperienza fisica (attraverso il digitale)

23 Lug 2015 - Nessun commento - by Francesco Casale
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Come to visit Vrin:

The Great Escape

Che effetto fa vedere su di un totem video (posizionato in una grande stazione svizzera) un pacioso montanaro (vestito tradizionalmente) che gentilmente ti invita a casa sua?

E se per caso intonasse anche un pò di Jodel (ndr. canto montano svizzero utilizzato per richiamare il bestiame)?

Bene, l’effetto è sicuramente di impatto (o almeno di curiosità ).

Context is the king

Effetto WOW first stage (curiosità ): il pacioso montanaro non risiede in un video, è in videoconferenza dalla sua casetta in montagna. Chiama le persone, le invita ad avvicinarsi, dialoga amabilmente con loro descrivendo il suo paesino d’orginie, Virn appunto.

L’esperienza e l’incredulità  che viene regalata in questo momento è impagabile. La gente smette di fare quello che stava facendo per sincerarsi della bontà  di quello che sta vedendo.

Catch the moment

Effetto WOW second stage (delirio): “Cogli l’attimo, cogli la rosa quand’è il momento“.

Ma non è finita qui. Il suddetto montanaro ha un asso nella manica. Invita l’ignaro interlocutore a venirlo a trovare, e stampa un biglietto ferroviario (valido solo in giornata) per raggiungere la sua baita.

Delirio.

C’è chi dice di no, chi accetta l’invito, chi gentilmente declina dando la colpa ad impegni presi per lavoro (e qui il suddetto montanaro si prende anche la briga di farsi dare il numero ed attuare una politica live di “convince your boss”).

Conclusioni

C’è creatività  (se non nell’idea)? No, avevamo già  visto qualcosa di simile creato per le ferrovie francesi SNCF.

C’è tecnologia? Poca in realtà  e limitata (apparentemente) ad un sistema di videoconferenza e alla possibilità  di stampare un biglietto ferroviario.

E allora cosa c’è? C’è l’applicazione di quello che spesso è troppo difficile da vedere perchè troppo semplice.

C’è una semplicità  relazionale ed empatica “aiutata” (e non sostituita) dal mezzo digitale.

C’è il digitale usato come mezzo e come commodity (e non come tool), c’è un analisi sul contesto e su come semplici gesti possano scatenare un esperienza unica, irripetibile, virale e sopratutto che si fisserà  per sempre nella nostra long term memory (anche se non è vissuta in primo piano).

C’è la volontà  di connettere i touchpoint e le persone, di “regalare” esperienze indimenticabili. C’è la volontà  di cominciare quella Digital Transformation partendo dalla Customer Experience.

 

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Francesco Casale

Head of UX Design - Intesys
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