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Nel mio ultimo articolo “Design Thinking: non solo progettazione” ho chiarito il concetto di Design Thinking e il significato reale di questo approccio, che spesso viene impoverito del suo valore con la traduzione generica “progettare”. Il Design Thinking è molto di più e non ci stupiamo che sia diventata la nuova parola d’ordine nel campo dell’innovazione.

Che cos’è il Design Thinking?

Il Design Thinking è un approccio human-centered, che, attraverso l’impiego di alcuni metodi caratteristici del design, cerca di individuare delle soluzioni innovative orientate a mettere assieme i bisogni delle persone, le possibilità tecniche e i requisiti di business.

Gran parte della sua notorietà deriva dal fatto di essere stato pubblicizzato come un approccio alla portata di tutti: chiunque può applicarlo, semplicemente seguendo una serie di passaggi e utilizzando strumenti creativi che il designer usa per progettare.

Siamo sicuri che sia esattamente così?  

Il ruolo del designer nel processo di Design Thinking  

Chiunque può essere coinvolto in un processo di Design Thinking, indipendentemente dalla sua esperienza, purché l’approccio venga inserito in un più ampio contesto progettuale. Contesto nel quale il designer gioca un ruolo fondamentale: facilitare il contributo di tutti e tradurre i risultati in chiare indicazioni progettuali.  

Analizzando i bisogni delle persone e avvalendosi della guida di un designer esperto, si possono progettare soluzioni innovative che si concretizzano in servizi digitali di valore con chiari benefici per il business, quali:

  1. Rispondere alle esigenze reali dei propri clienti
  2. Far convergere il sapere collettivo per identificare nuove aree di opportunità
  3. Identificare i problemi alla radice 
  4. Stimolare l’innovazione, dando spazio all’immaginazione e alla generazione di idee 
  5. Non perdere tempo in soluzioni inutili 

Applicare le fasi del Design Thinking: 5 casi pratici   

Ogni progetto ha una propria identità e la progettazione digitale va adattata ogni volta alle specificità del contesto.
A seconda delle esigenze, si utilizzano strumenti e metodi differenti mantenendo però la medesima struttura di base che consta di tre fasi:

  1. Ricerca: fase in cui si comprendono ed identificano le esigenze, le abitudini e le motivazioni delle persone.
  2. Sintesi: fase volta ad individuare nuove possibilità, stimolando la generazione di idee tramite diverse tecniche.
  3. Prototipazione: fase in cui si definiscono le funzionalità e la struttura di un’interfaccia.

Per capire meglio come questo approccio può diventare determinante per il business aziendale e dare un’idea chiara di che cosa stiamo parlando, abbiamo raccolto 5 casi pratici di applicazione dell’approccio di Design Thinking.

Scarica il white paper “Design Thinking per progettare servizi digitali: 5 casi pratici” e scopri:

  • come nel caso AIM abbiamo coinvolto dipendenti e clienti finali e come ha influito la co-progettazione nel caso ENPAPI (fase di ricerca)
  • le tecniche che abbiamo utilizzato con Marmomac e Gefran per stimolare nuove idee (fase di sintesi)
  • come, utilizzando carta e penna, abbiamo realizzato i primi prototipi per un leader mondiale nel settore dei condizionatori industriali, rendendo la fase di progettazione condivisa, veloce ed efficiente (fase di prototipazione)

 Scopri il Design Thinking con 5 casi pratici

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Lucia Cosma
User Experience Designer

Lucia progetta servizi e prodotti digitali con un approccio olistico, che tiene conto delle esigenze degli utenti e del business. Combinando una serie di tecniche di Service Design, Co-design e Design Thinking, Lucia in Intesys cura l’esperienza utente e la fattibilità delle soluzioni proposte.

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