Essere un UX Designer a 360°

06 Dic 2016 - 4 Commenti - by Paola Avesani

Essere un UX Designer a 360°

06 Dic 2016 - 4 Commenti - by Paola Avesani
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Sembra incredibile, come il tempo voli quando ci si diverte.

Eccoci qui, io a scrivere e voi a leggere l’ultimo post di quest’anno che devo dire, per me, è stato davvero coinvolgente sotto moltissimi aspetti, professionali ma anche personali.

Circa un anno fa, ho deciso di iniziare un nuovo “gioco” di cui non sapevo ancora bene le regole e che non sapevo dove mi avrebbe portata. Sto parlando del lavoro di UX Designer all’interno di Intesys: qualcosa di diametralmente opposto rispetto a quello che facevo prima, sia in termini di tempo che di impegno.

Progetti veri, clienti veri, deadline, imprevisti, scontri, soddisfazioni ed altri innumerevoli aspetti che non sto qui ad elencare, mi hanno portata a cambiare punto di vista ed approccio generale alla risoluzioni dei problemi, ma soprattutto hanno cambiato il mio modo di concepire il tempo ed il suo valore intrinseco.

Contando che un giorno è composto da 24 ore, che in media dormo circa 7 ore a notte e che lavoro 8 ore al giorno per 5 giorni alla settimana, il tempo da dedicare a me stessa e alle mie esigenze è crollato drasticamente rispetto a quando andavo a scuola. Uscire con le amiche, andare a correre, leggere, guardare la tv, disegnare, suonare e soprattutto non fare nulla o anche banalmente annoiarsi, non è più così semplice e fattibile come un anno fa.

Oggi, nonostante sia consapevole di aver cambiato ritmo di vita e di essere inevitabilmente entrata nella infinita spirale dello svegliarsi la mattina, realizzare di essere vivi, ommmiodio sono in ritardo, saltare la colazione perché non c’è tempo, lanciarsi nel traffico caotico della città per arrivare in tempo a lavoro, lavorare, uscire da lavoro di corsa perché hai altre milleduecento cose da fare, provare a farle tutte ma puntualmente riesci a concluderne meno della metà di quelle che avevi previsto, tornare a casa preparare da mangiare, mangiare, fare una doccia, andare a letto e realizzare che la giornata è finita (fortuna che non ho ancora figli), sono felice perché il tempo che passo a lavoro è ben speso e non lo dico perché a fine mese mi arriva lo stipendio nel conto.

Credo fermamente che “il lavoro nobiliti l’uomo” e che rappresenti una delle forme più forti di autorealizzazione della nostra vita.

Tuttavia perché fare queste riflessioni? Perché per sentirsi realizzati e diventare bravi nel proprio lavoro bisogna aspirare a raggiungere quelli che più bravi di noi lo sono già. E dunque..

Che cosa rende uno UX Designer un Guru UX Designer?

In altre parole quali sono le skills necessarie per essere non solo competenti e capaci ma anche in grado di padroneggiare la materia della user experience (vastissima e che richiede delle conoscenze trasversali notevoli) in modo disinvolto e consapevole?

L’elenco seguente vuole dare una risposta a questo quesito attraverso 5 punti che, secondo me, rendono davvero uno UX Designer un Guru della UX.

Vorrei precisare che le skills in seguito descritte non sono universali e strettamente legate allo UX Designer ma anzi sono qualità che potrebbero essere presenti e/o perseguite da moltissime altre figure professionali attive in ambiti lavorativi diversi.

I 5 motivi che rendono uno UX Designer un Guru UX Designer

#1 Non solo ottimi esecutori

L’abilità di uno ux designer non si basa soltanto sulla sua bravura nel comprendere le esigenze del target e realizzare il giusto prodotto/servizio in grado di soddisfare i loro bisogni, ma anche su quella che è la retorica ovvero “l’arte di parlar bene” e di persuadere il proprio interlocutore attraverso le parole. Essere un ottimo implementatore ma incapace di spiegare il proprio lavoro a qualcuno, significa essere professionalmente incompleti. È fondamentale curare non solo i deliverable realizzati ma anche tutto quello che vi ruota attorno. Dialettica, sicurezza nel parlare, conoscenza, cultura, curiosità, attenzione all’insieme ed al dettaglio contemporaneamente sono qualità necessarie da possedere per aumentare il valore percepito del prodotto/servizio stesso.

#2 Non solo ottimi oratori

Essere ottimi oratori è una qualità necessaria ma non sufficiente. Ci sono molte persone che sono per loro natura brave ad esprimersi ed in grado di farsi ascoltare con estrema facilità. Tuttavia, se a sostegno della buona parola non c’è un prodotto altrettanto efficace, “il palco casca”. Dunque “tutto fumo ed anche un po’ di arrosto” :-).

#3 Progettare il prima, il durante ed il dopo di un’esperienza

Progettare esperienze va ben oltre quello che è il solo sviluppo e rilascio di un prodotto/servizio funzionate. Con il termine User Experience è riduttivo parlare di progettazione, infatti il vero UX Designer non limita il suo lavoro alla sola realizzazione del prodotto, ma si occupa anche di tutta quella che è l’analisi dell’esperienza derivante dal suo concreto utilizzo.

#4 Mediare tra le diverse tipologie di utente

Quando l’obbiettivo di un progetto non è solamente soddisfare l’utente finale con il prodotto giusto ma è anche quello di rispettare esigenze diverse, dettate dal cliente e/o dalla propria azienda, ecco che le dinamiche diventano più complesse.

Un Guru UX Designer è in grado di comprendere ed individuare i bisogni derivanti da persone e contesti diversi ed attraverso un unico prodotto soddisfarli tutti.

#5 Saper trasmettere il valore percepito del prodotto

Quando si parla di Design (dove il termine fa riferimento principalmente al concetto funzionale dell’oggetto più che al suo lato estetico) uno degli aspetti più importanti del prodotto, durante la fase di progettazione, è dato dal suo valore percepito.

Per trasmettere questo valore al meglio, non esiste persona più adatta e competente di quella che il prodotto lo ha realizzato.

Ecco come il buon Guru UX (consapevole di questo) si prodiga per trasmettere il valore percepito del prodotto/servizio da lui realizzato, non solo per invogliare il target finale ad utilizzare il servizio/oggetto ma anche per convincere e persuadere il cliente finale sulla qualità del servizio/prodotto stesso.

Essere Guru UX Designer richiede dedizione, buon senso, forza d’animo e soprattutto (come per qualsiasi altra cosa) tanta esperienza.

E visto che la fine dell’anno, si avvicina sempre più, ecco il mio obiettivo (in ambito lavorativo) per il 2017: uscire dalla mia zona comfort ogni volta che se ne presenterà l’occasione, perché fatica e conoscenza sono tra loro direttamente proporzionali. All’aumentare di una, aumenta inevitabilmente anche l’altra.

E tu? Quale sarà il tuo obiettivo 2017?

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Paola Avesani

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4 Risposte a “Essere un UX Designer a 360°”

  • Andrea

    Scritto il 9 dicembre 2016

    Bisogna anche saper maneggiare (e produrre) tanti tanti numeri, altrimenti “avoglia a parlare” 🙂

    • paola avesani

      Scritto il 12 dicembre 2016

      Certo Andrea, quelli sono fondamentali e non solo nel campo della UX. Come dice il caro Sherlock “È un grave errore teorizzare prima di avere dati certi. Si finisce per distorcere i fatti, per adattarli alle teorie, invece di adattare le teorie ai fatti.”

  • walter fantauzzi

    Scritto il 8 aprile 2017

    Mentre per gestire i progetti ed i clienti che non sanno ciò che vogliono, come ti comporti Paola? Sto prendendo in carico vari progetti ma come al solito intepretare le loro idee non è semplice, inoltre capisco la modalità Agile per gestire un progetto, ma lavorare a vuoto con modifiche su modifiche credo sia poco proficuo. Cosa consigli in questi casi? Io di solito metto dei paletti come goal da raggiungere da parte mia, mentre devono comunque essere approvati lato cliente. grazie W.

    • paola avesani

      Scritto il 10 aprile 2017

      Ciao Walter, sicuramente mettere dei paletti di confine e delle deadline ravvicinate può essere molto utile per avere una concezione più chiara di dove si sta andando e che obiettivi si vogliono raggiungere. Il mio consiglio, quando il cliente non sa cosa vuole o lo sa ma non è in grado di esprimerlo in maniera chiara, è quello (come UX Designer) di fargli molte domande (domande studiate e ragionate) durante la sessione di kickoff. Ci sono un sacco di strumenti (Experience Mapping, Affinity Diagram, Stakeholder Map) e metodi di co-progettazione (Design Sprint) che si possono utilizzare per comprendere a fondo quali sono i reali bisogni del cliente. La verità è che, strumenti e metodi citati sopra sono davvero potenti e incredibilmente utili, ma come per tutte le cose, perché siano davvero efficaci bisogna saperli usare, bisogna avere metodo e testa e fare tanta ma tanta pratica. Quindi forza e coraggio e avanti tutta 🙂

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