Business Intelligence e Analytics: la creazione di valore “data driven”

25 Ago 2015 - Nessun commento - by Alessandro Caso

Business Intelligence e Analytics: la creazione di valore “data driven”

25 Ago 2015 - Nessun commento - by Alessandro Caso
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Nell’odierno contesto Digital, giunto ad elevati livelli di maturità  e strutturazione, il concetto di “data driven” è diventato ormai imprescindibile. Non vorrei che l’abuso di questa terminologia ne svilisca il significato, o la riduca ad una moda. Perchè non di moda si tratta, ma di approccio strutturato alla creazione e allo sviluppo di business.

L’obiettivo ultimo di ogni strategia Digital è la creazione di valore: grazie ai moderni strumenti di tracciamento, monitoraggio ed analisi, oggi sono i dati a dirci quali strategie dobbiamo mettere in atto per creare valore. Ciò è possibile attraverso un approccio basato su Business Intelligence e Analytics.

Gartner sostiene che – nel settore delle medie imprese (da 100 a 1.000 dipendenti) – chi eccelle nell’analisi dei dati e nella Business Intelligence è in grado di sviluppare maggiore business (“How Successful Midsize Enterprise BI and Analytics Programs Deliver Business Value”, giugno 2015).

Quali sono al momento le maggiori criticità?

  • Molte aziende non si sono ancora dotate di una piattaforma di BI. O, meglio, affrontano la questione in modo destrutturato, collegando ed intrecciando dati provenienti da piattaforme slegate (e focalizzate su altri obiettivi).
  • Molte aziende, nonostante investano tempo e risorse in BI, non sono ancora capaci di sviluppare solide road map strategiche.
  • Spesso non sono in grado di individuare piattaforme di BI in linea con le loro esigenze, né modelli organizzativi che accompagnino la loro maturazione dal punto di vista dell’analisi del dato. Scelgono piattaforme sovradimensionate, che finiscono per risultare – causa scarso o nullo utilizzo – soltanto un peso dal punto di vista economico.
  • C’è spesso carenza di risorse interne qualificate, con conseguente necessità di affidarsi a piattaforme facili da usare.
    Spesso la transizione ad un approccio basato sulla BI è affidato all’IT, che non ha formazione e forma mentis adeguata: se ci si concentra sull’aspetto tecnologico, si finisce con il perdere di vista come la soluzione tecnica possa impattare sul business.
  • C’è poi chi riserva alla BI un budget talmente risicato, da azzerare in partenza la possibilità che si verifichi un processo di crescita, e si raggiunga una maturità dal punto di vista dell’analisi del dato.

Ciascuna di queste criticità , se irrisolta, può essere alla base dell’insuccesso – o comunque degli scarsi risultati – delle iniziative di BI.

Possiamo però evidenziare alcune best practices da seguire, per evitare esiti infelici:

  • Sviluppare una strategia di business data driven, prendendo come benchmark i casi di successo di aziende dello stesso mercato e delle medesime dimensioni.
  • Sviluppare un modello self service di delivery di BI per affrontare la carenza di competenze IT che devono affrontare molte organizzazioni di medie dimensioni.
  • Sfruttare risorse in cloud e in mobilità  per promuovere l’adozione di processi BI e fornire maggiore valore di business.

Come nasce una roadmap strategica basata sulla BI? Individuiamo i passaggi fondamentali:

  • Identificare gli obiettivi di business che si intendono ottenere. Quale livello di maturità  a livello di analisi del dato si vuole raggiungere?
  • Selezionare i professionisti che saranno coinvolti, decidere quale sarà  il ruolo di ciascuno. Un programma di BI solido va formalizzato e richiede l’utilizzo di una pluralità  di competenze.
  • Conquistare la fiducia della direzione, definire un budget, assicurarsi un appoggio forte per far fronte alle resistenze interne.
  • Dare forma ad una strategia documentata, con un forte allineamento tra gli attori coinvolti.
  • Individuare le soluzioni tecnologiche di BI più adatte per traghettare l’azienda verso un processo decisionale analytics-driven.

Secondo Gartner, le piattaforme di maggior successo per le medie imprese sono quelle semplici da usare e richiedono interventi minimi da parte dell’IT.

Uno degli elementi differenzianti è la possibilità  di sviluppare un modello self-service: ciò si verifica quando all’utente finale viene fornito non solo lo strumento, ma anche il supporto necessario perchè esso non diventi un generatore di caos, ma un volano di cambiamento. Parliamo di tutorial online, sessioni di training, community di supporto, incontri periodici di formazione ed aggiornamento.

Non ho dubbi: la Business Intelligence diventerà  un elemento sempre più strategico per il business aziendale. Me lo conferma anche l’esperienza quotidiana, come Director dell’Area Digital Marketing di Intesys: il dialogo ed il confronto con clienti e stakeholder sull’argomento è sempre più articolato, l’interesse e le attività  si moltiplicano.

Una questione però mi affascina: quale sarà  la risposta delle aziende italiane a questi stimoli e sollecitazioni?

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Alessandro Caso

Digital Area Director - Intesys
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