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Cos’è un DAM di nuova generazione

07 Gen 2016 - Nessun commento - by Alessandro Caso

Cos’è un DAM di nuova generazione

07 Gen 2016 - Nessun commento - by Alessandro Caso
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Siamo proprio sicuri che per organizzare i documenti e le informazioni su cui ogni giorno lavoriamo servano strumenti diversi a seconda dei contenuti e dei canali utilizzati? Non sarebbe più semplice e vantaggioso poter contare su un’unica soluzione attraverso cui gestire, distribuire e condividere gli asset digitali aziendali? La risposta viene in automatico: certo che sì! Per le persone che “maneggiano” contenuti non dovrebbe esistere alcuna differenza nella gestione di asset di tipologia diversa.

Per esempio, il fatto che io abbia un file documentale (come Excel, Word o PowerPoint), un’immagine, un audio, un video o un documento HTML, insomma qualsiasi tipo di informazione, dal punto di vista gestionale, non dovrebbe richiedere strumenti diversi perché le esigenze, in estrema sintesi, sono sempre le stesse. Ho bisogno di organizzare questi documenti in modo flessibile e ordinato, di condividerli velocemente (magari attraverso un accesso con diritti diversificati), di ritrovarli in qualsiasi momento, di veicolarli nel formato ottimale al dispositivo su cui vengono fruiti e, ovviamente, di custodirli sempre in condizioni di massima sicurezza.

Comodo, no? E allora perché non ci sono strumenti del genere? Perché nella stragrande maggioranza dei casi il problema viene circoscritto a una certa modalità e a un determinato canale. E su questa specificità viene costruita la soluzione. Da un punto di vista informatico, questo aiuta tantissimo chi deve sviluppare un software, perché abbassa notevolmente il livello di complessità tecnologica. Chi paga il prezzo di questa scelta, però, è proprio l’utente finale perché è su di lui che ricade l’onere di un servizio eccessivamente specializzato. Limitato e limitante.

Nel 2003 Macromedia ha rilasciato una versione del plugin che abilitava l’erogazione di contenuti video su tutti i browser con una buona qualità. È stata una rivoluzione, non a caso quel plugin esiste ancora a oltre 10 anni di distanza. Flash Player ha aperto un ventaglio di nuove possibilità per la gestione dei filmati on-line. Tuttavia nessuno ha approfittato delle potenzialità di Flash Player per governare contenuti diversi da quelli video. Essendo diversa la gestione video da quella documentale, chi aveva il know-how dell’una non aveva quello dall’altra e così lo sviluppo di questo tipo di soluzioni ha preso strade divergenti.

THRON è un DAM di nuova generazione che nasce proprio con l’obiettivo di superare questa visione. Si tratta di una piattaforma cloud in grado di ospitare qualsiasi genere di contenuto e, grazie a un player proprietario, sviluppato internamente, di riprodurlo. Quindi a prescindere che l’utente abbia davanti un file Excel, Word, PowerPoint, oppure un’immagine, un video o un audio, THRON è in grado di mostrarne il contenuto.

Ma la capacità di condividere, distribuire e perfino pubblicare asset digitali di qualunque genere è solo la punta dell’iceberg. Perché la logica con cui funziona THRON è quella di superare il concetto stesso di “file” verso un nuovo approccio che è quello del “contenuto”. Per questo il prodotto può essere considerato un DAM di nuova generazione, perché non duplica mai lo stesso asset ma lo rende disponibile nel formato migliore in base al canale sui cui viene distribuito. E soprattutto aggrega tag e metadati che arricchiscono quel contenuto con informazioni preziosissime. Ciò significa superare in via definitiva l’annosa problematica dei silos: avere lo stesso contenuto, duplicato in diverse copie e utilizzato in diversi canali e formati, significa perderne definitivamente il controllo. E quindi rinunciare, in partenza, alla governance dei propri contenuti, il patrimonio più importante di qualsiasi azienda.

Il concetto di DAM, come luogo in cui accentrare tutte le informazioni, è senz’altro vincente. Il problema è proprio nella duplicazione di queste informazioni. Chiunque abbia dimestichezza con un DAM sa quanto siamo spinose questa domande… Dove sono e come vengono usati gli asset aziendali? Quanto tempo è necessario per aggiornare la stessa informazione sui diversi canali in cui viene veicolata? Com’è possibile ricavare informazioni univoche sull’uso di quelle informazioni se i file che le contengono sono duplicati?

E c’è di più. “Rendere disponibile” un contenuto significa a tutti gli effetti veicolarlo attraverso diversi sistemi all’utente finale, a prescindere dal fatto che sia un cliente, un prospect, un partner, un fornitore o un dipendente stesso dell’azienda. Avendoli in pancia, e soprattutto senza duplicarli, THRON è in grado di gestire anche la delivery dei contenuti in modo totalmente controllato. Il che, per esempio, significa avere la possibilità di scegliere l’erogazione di un’informazione solo sulla intranet piuttosto che sul portale aziendale, solo sul mercato asiatico oppure solo nella web tv americana. E cambiare in qualunque momento, in tempi rapidissimi (nell’ordine dei secondi… giusto il tempo di spostare un contenuto da una cartella a un’altra), questo tipo di scelta.

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Alessandro Caso

Digital Area Director - Intesys

Forrester: DAM sempre più strategico per le aziende

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